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Viviamo in tempi superficiali, bui, vuoti di contenuti culturali e sociali. La gente cerca di pensare solo ai propri interessi e, spesso, rifiuta proposte d’impegno nell’ambito della comunità. I giovani sono emarginati dal mondo del lavoro. È dunque un quadro dell’attualità assai sconfortante. Eppure, allo stato potenziale, esistono forze propulsive e volontà di ricostruire relazioni, legami interpersonali, scambi di opinioni assai critiche nei confronti della società odierna. Però l’impresa atta a far emergere tali forze si presenta gigantesca, anche perché l’isolamento dei singoli e l’incapacità delle figure politiche odierne ha vanificato ogni sforzo dedito alla ricostruzione del bene sociale.

Un gruppo di amici sta cercando, nei limiti delle proprie forze, di riproporre alcune tematiche volte a ricostruire aggregazione. Sono tematiche di alto impegno culturale e sociale, aventi lo scopo di indurre le persone a rivendicare la propria dignità nell’ambito della vita collettiva. Tra queste tematiche ne viene proposta una di notevole spessore: si tratta del discorso riguardante il rapporto tra scienza e società. È un argomento di grande portata culturale, ma non viene considerato parte integrante del nostro vivere poiché si ritiene che il sapere scientifico sia poco accessibile e di scarsa utilità. È questo uno dei più gravi errori della nostra storia. La scienza è parte integrante e basilare della nostra vita; è un elemento primario dell’evoluzione culturale; è uno dei pilastri per la formazione dell’uomo. Nonostante ciò essa non fa parte del nostro sentire quotidiano e viene demandata a “sacerdoti specialisti”, secondo un assurdo principio di autorità.

La nostra crescita civile, spirituale, etica, morale e sociale è fortemente legata alla visione del mondo (in continuo cambiamento) e quest’ultima ha un fondamento saldo sulla conoscenza della natura. Di ciò non ci rendiamo conto perché il nostro pensiero è rivolto altrove: siamo convinti che le applicazioni tecnologiche costituiscano l’unico scopo della scienza. A tale proposito è d’obbligo evidenziare un’altra grave lacuna culturale: la conoscenza ha le sue specificità (chiamate anche “discipline”), ma la sua visione globale è saldamente radicata nella cultura universale. Se non si prende coscienza di un tale stato di cose, la scienza rimarrà sempre chiusa nella propria “torre d’avorio” e le conseguenze che ne derivano sul piano sociale sono e saranno disastrose.

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